Ucraina, aprile 1944. Un ufficiale tedesco scopre che in un campo di prigionia gestito da militari ungheresi, tra oppositori politici ed ebrei, è costretto ai lavori forzati anche un famoso calciatore. Lo incarica perciò di allestire una squadra per una partita di calcio contro una rappresentativa dell'esercito tedesco, da disputarsi per festeggiare il compleanno di Hitler. Ma quando infine scenderanno in campo, gli ungheresi avranno sulla testa la spada di Damocle di una probabile fucilazione, avendo tentato l'evasione durante un allenamento...
Se questa trama vi ricorda qualcosa, ve lo dico subito io: quasi 20 anni dopo, nel 1981, John Huston girerà il remake, "Fuga per la vittoria", con Pelè e tanti altri calciatori famosi.
Questo film però non è una parata di stelle. Gli "ospiti" del campo di concentramento sono quasi degli scheletri, fanno la fame e si ammazzano di lavoro. Il loro unico scopo è mangiare e portare a casa la pelle, in attesa dei russi di cui già si odono in lontananza i cannoni.
In mezzo a tanta sofferenza, far parte della squadra di calcio significa poter mangiare e condurre un'esistenza quasi normale.
A differenza del film di Huston, dove la partita è lo scopo del film, qui la partita è un mezzo per far emergere e scoppiare tanti drammi, per mettere i singoli davanti a un bivio, per costringerli a scelte difficili e irrevocabili.
E la partita non si svolge in un grande stadio, bensì in un campetto improvvisato, allestito per l'occasione, dove su una collina - in posizione privilegiata - vediamo i militari tedeschi e una tribunetta d'onore, mentre dall'altra parte vediamo gli internati del campo tenuti a bada dai soldati. Nessun radiocronista, come nel film di Huston, e il terreno è brullo con pochissima erba. Anche il finale sarà diverso.
E' insomma un film molto vicino a "Il generale della Rovere" e molto lontano da "Momenti di gloria", tanto per capirci.